Il calcio italiano sembra essere in crisi di identità (speriamo bene per i prossimi Mondiali…). Anche la Serie A pare vivere una fase di transizione in cui identità, idee e coraggio tattico diventano ingredienti essenziali per tornare competitivi a livello internazionale. Solo l’Atalanta agli ottavi di Champions è un segnale evidente… Ebbene sì, in tale particolare scenario, a nostro avviso figure carismatiche come Simone Inzaghi e Roberto Mancini rappresentano modelli di modernità, innovazione e mentalità europea.
Due allenatori che a nostro giudizio mancano eccome alla Serie A, mancano eccome al pallone Made in Italy per tornare a certi livelli. La loro assenza nel panorama attuale (specie a livello motivazionale ed esperienziale) pesa a nostro modo di vedere. Ciò perché priva, secondo noi, il movimento di due riferimenti capaci di unire risultati, estetica, dimensione internazionale e progettualità a lungo termine.
L’eredità tattica di Simone Inzaghi: modernità, ritmo e organizzazione. Chivu non all’altezza? Dopo Bodo e derby perso alcuni si pongono il quesito…
L’impatto di Simone Inzaghi all’Inter (due finali raggiunte nelle ultime edizioni della Champions League) negli ultimi anni ha dimostrato quanto un calcio italiano più verticale, intenso e strutturato possa competere ai massimi livelli. Il suo modello, basato su fluidità offensiva, costruzione pulita e automatismi codificati (un 3-5-2 solido e fluido), ha riportato una squadra italiana a una finale di Champions League dopo anni (ci era riuscito Max Allegri con la Juve ma, probabilmente, con una squadra molto più forte dei nerazzurri). E Inzaghi ha ridato, soprattutto, credibilità internazionale negli ultimi anni alla Serie A (Carlo Ancelotti con le Champions vinte, alla guida di quel grande Milan, fa eccezione…). Un tecnico che ci piace molto per idee di gioco e carisma.
IL CALCIO ITALIANO OGGI PIU’ CHE MAI DEVE EVOLVERSI. SERVE PROGETTUALITA’ A LUNGO TERMINE…
La sua mancanza nel dibattito tecnico nazionale priva – a nostro sincero giudizio – il movimento calcistico italiano di un esempio concreto di come si possa evolvere senza rinnegare la tradizione, bensì aggiornandola con principi europei. Quei principi essenziali quali pressione organizzata, rotazioni continue, gestione collettiva degli spazi. Simone Inzaghi è la prova che l’Italia riesce a produrre (come poche altre nazioni) allenatori moderni, ma che servono coraggio e continuità per valorizzarli.
Roberto Mancini: altro tecnico che fa rima con visione, dimensione internazionale e rivoluzione culturale. Servirebbe eccome al nostro calcio, alla nostra Serie A…
Roberto Mancini a nostro giudizio ha rappresentato una delle rare figure capaci di cambiare mentalità al calcio italiano. La vittoria agli Europei (con una squadra sicuramente non fortissima) non ha bisogno di grandi spiegazioni. Con la Nazionale ha imposto un gioco propositivo, tecnico, vincendo e convincendo. Il tutto con organizzazione, possesso, puntando sul giusto mix di elementi, rompendo probabilmente con decenni di prudenza tattica all’italiana.
La vittoria a Euro 2020 non è stata un caso, ma il frutto di un progetto che ha rimesso al centro creatività, coraggio e meritocrazia (grazie ovviamente anche al lavoro di tutto lo staff, compreso il grande e indimenticabile Vialli). La sua assenza oggi pesa a nostro modo di vedere, perché non abbiamo probabilmente nel nostro sistema troppe guide che sappiano condurre oltre il risultato immediato. Che sappiano investire sui talenti emergenti e costruire un’identità riconoscibile. Roberto Mancini aveva a quanto pare avviato una rivoluzione culturale che il calcio italiano non ha ancora saputo completare. Senza troppe figure simili, il rischio è tornare a un modello conservativo che non regge più nel calcio globale. W il bel calcio. Chiudiamo l’analisi con una domanda: perché in Italia tecnici stranieri di qualità come Cesc Fabregas e Kosta Runjaic (allenatori di Como e Udinese) non hanno in rosa giocatori italiani (fatta eccezione praticamente per il talento di Zaniolo…)? Nella foto di anteprima Roberto Mancini in una precedente edizione Festival Nazionale Giornalismo Sportivo ‘Overtime’ (a Macerata – fonte foto/Overtime Festival .it)

