La prima semifinale del San Marino Song Contest 2026, andata in onda mercoledì sera (4 marzo) su San Marino RTV e Ray Play, ha regalato a nostro avviso uno dei momenti più travolgenti della serata: l’esibizione dei Capabrò con Lavorare fa schifo. Il trio marchigiano, già noto per l’attitudine irriverente e l’energia live, ha incendiato il palco di San Marino RTV e RaiPlay con una performance che possiamo definire ‘entusiasmante’. Il tutto trasformando il Teatro Nuovo di Dogana in un coro unico. Pur non riuscendo a strappare il pass per la finalissima del 6 marzo, la band ha confermato — ancora una volta — di essere tra le giovani realtà più fresche e originali della scena italiana. Lo avevamo già accennato nel nostro blog, in precedenti circostanze.
Una performance che ha fatto impazzire il pubblico: l’energia della band Made in Marche ‘Capabrò’
I Capabrò, durante la prima semifinale condotta da Maddalena Corvaglia e Marco Carrara, hanno portato sul palco un brano che è già diventato un piccolo manifesto generazionale: Lavorare fa schifo. Ritmo serrato, ironia tagliente e una presenza scenica che non lascia scampo. Il pubblico in sala e da casa si è lasciato travolgere, trasformando la performance in uno dei momenti più commentati della serata.
La band, reduce da una selezione durissima che ha visto oltre 800 artisti candidarsi da più di 40 Paesi, ha dimostrato di meritare ogni centimetro di quel palco. La loro identità alternative‑pop, costruita in anni di gavetta e concerti in tutta Italia, è esplosa in una performance che ha confermato la loro crescita e la loro credibilità artistica. Hanno vinto, non dimentichiamolo, prestigiosi premi musicali lungo la penisola…
Non qualificati, ma tra le migliori band d’Italia, nel proprio genere, secondo noi
La giuria ha scelto altri nomi per la finale, ma il risultato non cambia la sostanza: i Capabrò hanno lasciato un segno. In un contesto competitivo come il San Marino Song Contest 2026, che quest’anno ha visto soli 40 artisti contendersi 10 posti in finale, distinguersi non è semplice. Eppure loro ci sono riusciti, portando una ventata di autenticità e un linguaggio musicale che parla direttamente alle nuove generazioni.
La mancata qualificazione non scalfisce la percezione a nostro modo di vedere, per originalità, presenza scenica e capacità di trasformare un brano provocatorio in un inno collettivo. Insomma, lo ribadiamo ancora una volta, i Capabrò restano — a nostro giudizio — una delle migliori giovani band italiane in circolazione nel loro genere… Chapeau! Sotto breve video.
