Nel cuore di febbraio, mentre l’attenzione nazionale converge inevitabilmente sul Festival della Canzone Italiana 2026, la Fondazione E‑novation (da sempre molto attiva sul territorio italiano e internazionale) sceglie Casa Sanremo 2026 come punto di partenza per un percorso internazionale assai interessante. Un percorso denso di spunti di riflessione, interamente riservato ai grandi temi del nostro tempo.
Un viaggio culturale e geopolitico, a nostro avviso meritevole di attenzione e curiosità, che culminerà a Roma il 26 e 27 marzo, nel prestigioso Palazzo della Santa Sede San Carlo ai Catinari. Qui si terranno gli attesissimi Stati Generali della Sostenibilità e della Sicurezza 2026. Un altro appuntamento intrigante che promette riflessioni profonde sul mondo che cambia, guidato dalla visione del presidente Massimo Lucidi. Il tutto arricchito dall’analisi di Roberto Pucciano, figura nota dell’economia globale.
Non solo focus su Casa Sanremo 2026: E‑novation lancia un ciclo di incontri internazionali: il pensiero come motore di futuro
La Fondazione E‑novation inaugura un mese di dialoghi ad ampio respiro. Mission dichiarata quella di “cercare opportunità e speranza in un mondo in trasformazione”. A Casa Sanremo 2026 prenderà forma, da quanto ci risulta, un laboratorio di idee che anticipa i temi centrali degli Stati Generali della Sostenibilità e della Sicurezza. Per offrire ai partecipanti una chiave di lettura autorevole, la Fondazione ha coinvolto Roberto Pucciano, presidente di Anchorage Group a Londra e presenza riconosciuta al World Economic Forum di Davos. La sua analisi (il suo commento globale), originale e frutto di un osservatorio privilegiato, apre un confronto cruciale: la fine dell’era della globalizzazione così come l’abbiamo conosciuta.
“La fine dell’era della globalizzazione”: un sistema economico in piena trasformazione
Secondo Pucciano, il mondo non sta vivendo una semplice fase di rallentamento, ma una transizione strutturale. La globalizzazione che per decenni ha puntato su efficienza, apertura e riduzione dei costi sta cedendo il passo a un modello che privilegia resilienza, sicurezza e sostenibilità politica. Le catene di approvvigionamento globali, un tempo simbolo di ottimizzazione, hanno mostrato fragilità evidenti: dalla pandemia alle tensioni energetiche, fino alla dipendenza da semiconduttori avanzati. Argomenti e dibattiti sicuramente interessanti e densi di spunti di riflessione.
Parallelamente, la competizione strategica tra Stati Uniti e Cina ha trasformato commercio e investimenti in strumenti di influenza geopolitica. Le istituzioni nate per un mondo cooperativo, come l’Organizzazione Mondiale del Commercio, faticano oggi a tenere il passo con questa nuova realtà, stando alla sua analisi.
Verso una globalizzazione selettiva? Lo Stato torna protagonista
Il nuovo scenario descritto da Pucciano non è una deglobalizzazione, ma una globalizzazione diversa: più selettiva, più regionale, più legata agli allineamenti politici. I governi tornano a intervenire direttamente in settori strategici come energia, digitale, manifattura avanzata e intelligenza artificiale. La politica industriale, un tempo considerata superata, diventa nuovamente centrale.
Il risultato è un ordine mondiale più frammentato ma anche più realistico, in cui l’apertura economica convive con vincoli strategici e scelte politiche consapevoli. Un cambiamento concettuale profondo che segna la fine dell’idea che i mercati possano disciplinare gli Stati: oggi è la geopolitica a plasmare l’economia, non il contrario. Sotto e anteprima foto Pucciano.
