Il Mondiale Under 20 in Cile si avvicina (dal 27 settembre al 19 ottobre) e l’Italia vuole essere protagonista. Nel 2023 si era fermata solo in finale, sconfitta per 1 a 0 dall’Uruguay (gol di Rodriguez). Che dire, come ci confessò il celebre mister del grande Milan Arrigo Sacchi in una intervista, “il calcio in Italia è lo specchio del paese”. A nostro modesto avviso, da noi in svariate circostanze ‘dominano’ probabilmente furbizia, astuzia e opportunismo, non certo il fattore meritocrazia (anche in altri campi, non solo il calcio). Se perdiamo diamo la colpa alla sfortuna e se registriamo un successo è perché si specula sugli errori dell’avversario. Ma andiamo per ordine.
NON SOLO SPORT: L’ITALIA E’ UN PAESE PER GIOVANI NEL 2025?
Facendo seguito alle considerazioni introduttive, spesso si dice che l’Italia non è un paese per giovani. Possiamo essere relativamente d’accordo su questa affermazione, visto che con frequenza il talento in Italia viene messo al secondo posto. Infatti, in tale direzione, la meritocrazia talvolta viene meno e si preferisce il concetto di raccomandazione, anche nello sport. Si preferisce l’usato sicuro in innumerevoli circostanze, piuttosto che far crescere un talento meritevole.
Ebbene, tralasciando i vari discorsi specifici sul calcio italiano che si sono sentiti nel corso dei decenni nel nostro paese (dalle questioni/agevolazioni fiscali susseguitesi negli anni in termini di reperimento di giovani stranieri alla potenza di alcuni procuratori che piazzano calciatori non sempre di livello nei gradini superiori, fino ad arrivare alle ‘barriere di tipo economico’ per alcune famiglie in alcune scuole calcio e soprattutto a quella filosofia/mentalità all’italiana – di svariate società big e non – che preferisce il risultato immediato a progetti a lungo termine, privilegiando acquisti dall’estero piuttosto che futuri prospetti nazionali del vivaio), illustriamo di seguito quello che è il nostro pensiero in generale. Un pensiero schietto sui giovani calciatori italiani under 20 e sui settori giovanili italiani.
CALCIO ITALIANO: ESISTE ANCORA IL GRANDE TALENTO MADE IN ITALY?
Una domanda, questa, che ci ha posto di recente un lungimirante studente della Pontificia Università Cattolica del Cile, proprio alla vigilia del Mondiale Under 20 in Cile. Siamo felici di poter fare chiarezza. In questo momento, nel calcio italiano, a nostro parere il talento Made in Italy spesso e volentieri viene a mancare. Non abbiamo più calciatori che saltano l’uomo, che creano superiorità numerica nell’uno contro uno. I settori giovanili in linea di massima lavorano discretamente bene (anche se si potrebbe formare meglio molti dirigenti) e fanno crescere giovani interessanti che, però, nella massima serie (Serie A italiana), poi non vengono fatti giocare.
Si cerca il risultato immediato, è molto semplice. Al primo errore individuale, il giovane viene subito messo in panchina o in tribuna e spesso la stampa italiana ti sbatte in prima pagina. Alcuni giornali in Italia (come alcuni procuratori), non dimentichiamolo, talvolta condizionano l’opinione pubblica, nel bene o nel male. In questo caso, non volendo entrare nello specifico, la pensano così numerosi appassionati.
Non viene dato al giovane talento baby italiano il tempo necessario per crescere, maturare e mettersi in luce in Serie A. Si vuole tutto e subito: il risultato nel breve termine vince in Italia sulla pianificazione strategica a lungo termine. E si preferiscono quasi sempre sconosciuti stranieri (pescati in campionati esteri e presi a spendere poco) a futuri prospetti italiani.
IL CALCIO IN ITALIA: FINO ALL’UNDER 20 BUONI RISULTATI POI… IN BOCCA AL LUPO ALLA NAZIONALE UNDER 20 PER IL MONDIALE UNDER 20 IN CILE
Sì, fino all’under 20 si riescono a raggiungere in chiave nazionale risultati buoni, dobbiamo dirlo (pensiamo all’ultimo mondiale under 20 e alla finale persa). Performance in realtà “solo” apparenti in quanto non corrispondono affatto a quelli che sono i risultati della nazionale maggiore che, come sappiamo, non riesce più a disputare nemmeno un campionato mondiale. Per fortuna, il “concittadino” dell’ideatore del presente blog Roberto Mancini è riuscito a regalare all’Italia il penultimo campionato Europeo. Frutto di grande lavoro di mentalità (non c’erano giocatori giovani in quella vittoria straordinaria, ma solo calciatori esperti o calciatori meno blasonati che avevano raggiunto la loro piena maturità).
In linea generale, un ragazzo bravo che gioca in nazionale Under 20 non ha bisogno di fare a nostro avviso altre esperienze nelle giovanili o in serie minori. Occorre a nostro giudizio metterlo per così dire in difficoltà nel massimo campionato per farlo crescere. In tal senso, se vediamo la formazione Under 20 mondiale dell’Italia nel 2023 (nella finale persa per 1 a 0), c’era un certo Pafundi (considerato tra i prospetti più interessanti a livello italiano) che al momento gioca “soltanto” in serie B.
E’ praticamente scomparso dai radar nazionali. Non gli si dà fiducia in serie A, eppure avrebbe le doti giuste. In quella squadra vicecampione under 20 2023 c’erano anche altri calciatori considerati di buon livello come Ghilardi, Baldanzi e Pisilli (oggi tutti alla Roma in serie A). Calciatori in realtà di cui si continua a parlare tanto ma probabilmente non ancora ritenuti idonei ad essere sbattuti costantemente nell’11 titolare (non solo club, anche nella nazionale maggiore).
PERCHE’ CACCIAMANI ALLO JUVE STABIA (DAL TORINO IN PRESTITO SECCO)?
Oggi al Torino c’è il giovane Casadei che in Serie A si dice debba fare la differenza: sarà davvero così? In realtà se ne parla tanto ma, magari, un giorno verrà sbattuto all’estero per fare cassa? Speriamo di no. Vogliamo, come sempre, credere fino in fondo nei giovani e nelle loro doti. W i giovani, sempre, questo è il nostro grido di battaglia (dal Torino in prestito secco alla Juve Stabia è andato il baby talento Alessio Cacciamani, nella foto di anteprima in prima fila al Cesarini 2025: perché non dargli fiducia in A?). Il leit motiv deve essere sempre lo stesso per una crescita del calcio italiano a 360 gradi: fare giocare in Serie A i giocatori giovani italiani che meritano, che hanno talento. Un claim che non piace, visto che in Serie A di giocatori italiani di talento titolari non se ne vedono molti, quasi mai.
GIOCATORI DI TALENTO DALL’ITALIA ALL’ESTERO: E’ “FUGA DI CERVELLI” ANCHE NEL CALCIO?
In aggiunta: giocatori rampanti giovani italiani, in questa sessione di calciomercato, sono stati ceduti all’estero: pensiamo a Ruggeri dell’Atalanta, a Raspadori (anche se meno giovane) del Napoli, a Leoni del Parma. Sono stati ceduti tutti all’estero: meglio fare cassa in alcune società probabilmente e puntare sugli stranieri dal nome mediaticamente più “impattante”? Ricordiamo la frase di Antonio Conte (attuale mister del Napoli, allora alla Juve) sul centrocampista Giaccherini. “«Se si chiamasse Giaccherinho, parleremmo di un fenomeno: è uno che ha mangiato tanta erba per arrivare alla Juventus»”, si riferì a Emanuele Giaccherini per elogiarne la dedizione, il sacrificio e il percorso fatto per affermarsi nel calcio. Il soprannome “Giaccherinho” fu coniato dallo stesso Conte per ribadire le qualità del giocatore juventino e contrastare proprio l’eccessiva valorizzazione dei talenti stranieri a scapito di quelli italiani.
Un discorso, quello della scarsa valorizzazione del talento italiano, che va avanti ormai da decenni. Come quello dei campionati under dove spesso vengono ‘parcheggiati’ talenti: ricordiamo che non in tempi remoti il Campionato Primavera 1 è divenuto ufficialmente un campionato Under 20 e non più Under 19. In Italia si chiacchiera molto, si risolve meno talvolta. Se quasi tutti in Italia si chiedono dove sono i nuovi Totti, Del Piero o Maldini (danno fastidio anche come dirigenti?), se tutti in Italia si chiedono dove sono finite le vere bandiere, come si può poi parlare realmente di valorizzazione del settore giovanile? Bisogna ripartire dalle basi molto probabilmente.
SEMPRE W I GIOVANI! FORZA UNDER 20!
W i giovani, W il nostro paese. Tutti insieme, uniti e con pianificazioni serie a medio-lungo termine, speriamo di poter tornare presto i numeri uno. L’ultimo mondiale vinto dall’Italia risale con Lippi al 2006… E allora… Crediamoci tutti insieme, nonostante il momento non semplice a livello calcistico di cui parlano in tanti in Italia! Nei momenti di difficoltà, per fortuna, spesso riusciamo a tirar fuori la vera ‘italianità‘. Non resta che fare un forte in bocca al lupo alla nostra nazionale per l’imminente cammino nel mondiale under 20. Nella foto di anteprima il talento Torino Cacciamani al premio ‘Zona Cesarini’ 2025.
