Julio Velasco da Jesi (1983) con furore. Nel nostro blog, e nel nostro esclusivo saggio-storico, abbiamo più volte svelato in esclusiva ‘segreti’ e aneddoti del primo Julio Velasco jesino. Quel giovanissimo e determinatissimo Velasco che debuttò in Italia, in Serie A2, alla guida del Volley Jesi nel lontano 1983. Il debutto in campionato fu molto felice: spazzata via Catania (la ‘Notte Folle di Catania‘) per 3-0 lontano dalle mura amiche.
“A TAVOLA CON LO SCOPRITORE DI JULIO VELASCO BEPPE CORMIO”: LE PAROLE DEL DIRIGENTE LUBE VOLLEY CIVITANOVA
“Quando nel mese di giugno 1983 ho avvicinato telefonicamente Julio Velasco per chiedergli di venire in Italia, e di allenare Jesi, l’ho fatto perché cercavo un allenatore a tempo pieno”, ci ha rivelato in svariate interviste, nel corso degli anni, il grande Beppe Cormio, manager jesino (ritenuto lo ‘scopritore’ di Velasco) con ben oltre 30 trofei vinti durante la sua carriera. Uno dei manager sicuramente più vincenti al mondo. “In Italia gli allenatori facevano i coach come seconda occupazione, infatti svolgevano altri mestieri.
Quando ho visto arrivare Julio Velasco mi sono convinto in poche ore di aver pescato una persona che aveva una marcia in più. Da subito è stata una persona che si è messa al servizio della pallavolo per donare a tutti noi quelle che erano le sue intuizioni, il suo credo”. Approfittiamo per riportare qualche tratto saliente (ed emozionante) di una delle ultime interviste fatte (negli anni) al grande Beppe Cormio, punto di riferimento del volley nazionale e internazionale.

JULIO VELASCO IL “RE MIDA” DA JESI ALL’ITALVOLLEY: “NON E’ MAI STATO UOMO DI MIRACOLI”
Secondo Cormio Julio non è mai stato uomo di miracoli e forse, durante la sua lunga e intensa carriera (con tanto di oro olimpico con l’Italvolley a Parigi 2024), qualcuno non ha capito fino in fondo il grande Julio. “Ho conosciuto un Velasco capace dell’umiltà di andare ogni sabato a cercare Silvano Prandi per imparare da lui i segreti dell’allenatore. Ogni sera mettere in partica tutte le nozioni che gli arrivavano dai contatti che cercava nel nostro Paese. E così anche quella modesta squadra di Jesi (serie A2 1983-84) ha sfiorato la massima serie. In questo modo Julio Velasco è arrivato a Modena, così ha vinto scudetti consecutivamente, ben cinque, alla guida degli emiliani, per poi approdare in Nazionale nell’annata 1989.
E vincere subito un campionato europeo che per noi era già una grandissima soddisfazione. Questo è un Velasco che è cresciuto, è andato alla Nazionale maschile, ha vinto, ha rivinto, è andato alla Nazionale femminile. Poi è tornato ai club, ha sempre dato tantissimo, qualcuno forse non lo ha capito fino in fondo. Probabilmente qualcuno si aspettava da lui miracoli. Ma lui non è uomo di miracoli. Julio è uomo che sa concretamente mettere in atto il suo talento e concretamente tirar fuori da ogni singolo giocatore. Da ogni elemento singolo dello staff, da ogni singolo dirigente il meglio. Questo è quello che Julio Velasco sa fare più di tutti e meglio di tutti.
MANCAVANO LE OLIMPIADI DI PARIGI E ALLORA…
Quello che regalava all’Italia tanti successi. Mancava un oro, quello olimpico, e nella magica Olimpiadi di Parigi 2024, vogliamo ricordarlo, ce lo ha regalato. Credo quindi che dobbiamo essere grati a lui. Dobbiamo veramente riconoscere che senza di lui questo nostro sport sarebbe stato diverso. Sarebbe stato più povero, meno felice e non avrebbe mai potuto vivere una giornata come quella che abbiamo vissuto a Parigi 2024”. Parole non remote, e sicuramente emblematiche, quelle del grande Beppe Cormio.
IL PERCORSO DELLO ‘SCOPRITORE DI JULIO VELASCO’ BEPPE CORMIO
Beppe Cormio è cambiato tantissimo, come persona e come professionista, in decenni gloriosi di carriera. “Senza dubbio, per quello che mi riguarda, ci sono stati dei cambiamenti. Cambiamenti sì, perché il Beppe degli anni ‘80 era un sognatore, il Beppe del 2024 è una persona che ragiona sulla realtà, sugli eventi, avendo in mano la possibilità di gestire meglio il suo presente (ride, ndr). Cambia perché il Beppe degli anni ‘80 ha davanti tutto il suo futuro; il Beppe del 2024 spera di avere ancora un po’ di futuro davanti.
In realtà vincere per me è stato un po’ quello che è accaduto nella vita con i figli. Sono arrivato a quasi 40 anni che non ne avevo, poi ne ho fatti 5. E la vittoria è stata lo stesso. Sono arrivato a 40 anni che non avevo vinto neanche la coppa della parrocchia sotto casa, poi sono arrivati tanti trofei, credo siano 32 trofei in tutte le competizioni nazionali e internazionali. Non ci sono trucchi, c’è la fortuna di trovare persone che credono in te e che ti danno la possibilità di comporre squadre vincenti con grandi campioni”.

JULIO VELASCO: UNA STORIA DAVVERO INCREDIBILE. E ORA AL TOP CON L’ITALVOLLEY
E a proposito di quel campione, allora sconosciuto, chiamato Julio Velasco, l’emozione torna ben visibile negli occhi di Cormio. “Tanti ricordi emozionanti di quel Tre Valli Volley Jesi. Vincemmo quasi per caso, o comunque senza avere ad inizio stagione molta speranza, un campionato di Serie B, ritrovandoci in A2 nel 1983 con una squadra fatta di elementi locali”. Una formazione, quella 1983-84, composta da ragazzi in prevalenza da Falconara e con qualche innesto di giovani del vivaio di Jesi. Andare in serie A voleva dire cambiare completamente registro per la società jesina. In quegli anni nasceva tra l’altro la Liga Volley: proprio Cormio fu uno dei fondatori proprio nel 1983.
“Ebbene, con il volley Jesi targato Tre Valli andammo a sfidare questa categoria (A2), cominciando dallo scegliere un allenatore a tempo pieno. L’idea era quella di avere un allenatore che potesse stare con noi dalla mattina alla sera, e pensare a come organizzare la società. La scelta cadde, su suggerimento dei due argentini che ero riuscito a portare a Jesi (Waldo Kantor e Carlos Wagenpfeil), sul viceallenatore della nazionale argentina. Un tecnico argentino che l’anno precedente aveva ottenuto – da secondo allenatore ma in realtà era il primo – un terzo posto ai campionati del mondo con una nazionale di atleti sconosciuti poi finiti tutti in Italia.
Di Velasco mi aveva parlato bene anche Tarcisio Pacetti che all’epoca era uno dei più importanti dirigenti italiani del mondo della pallavolo (allora direttore sportivo della rinomata Kutiba Falconara, l’anno precedente era stato in Argentina per i Mondiali). E quindi scelsi di prendere Julio Velasco, e di portarlo a Jesi dall’Argentina. Devo dire che il passaggio dalla B alla A2 fu veramente una cavalcata… Il rimanere saldamente attaccati alla A2 fu addirittura facile. Giocatori e club che ci diedero la possibilità al primo anno di sfiorare la promozione in A1. Perdemmo la partita decisiva in casa: ci bastava vincere contro Santa Croce, invece perdemmo. Probabilmente fu un gioco dettato dall’emozione”.
Veramente indelebile quel testa a testa con i Lupi Santa Croce e la vittoria dei toscani nello scontro diretto. In società si va avanti con fiducia. In realtà la seconda stagione di Velasco (1984/85) a Jesi fu un po’ meno positiva rispetto alla precedente, ce lo può confermare Cormio. “Ci riprovammo, inseriti nel girone nord che era un girone molto più difficile ed arduo rispetto al sud. Comprammo giocatori giovani, cambiando completamente il nostro progetto. Andammo a fare spesa nella nazionale juniores di volley. Portammo ragazzi molto interessanti come Viscuso, Martinelli, Velletrani. Essi si aggiunsero ovviamente ai nostri due argentini e ai migliori ragazzi di Falconara che avevamo ancora con noi. Purtroppo in quella stagione fallimmo per modo di dire, perché arrivammo quarti.

Non riuscimmo ad ottenere quella che a quel punto era l’importante promozione in A1, che ci avrebbe tenuto molto legati ad uno sponsor già importante… ad un’azienda leader nel suo settore quello del latte e derivati. E la TreValli, all’epoca diretta dal Dottor Conti, ci era molto vicina e ci teneva moltissimo al salto di categoria. Non ci riuscimmo appunto e arrivammo quarti: lì si spensero tante delle nostre speranze, anche se poi continuammo chiaramente ad organizzarci e a portare avanti il nostro lavoro”.
L’allenatore di Jesi Julio Velasco andò poi a Modena, sponda Panini. Come mai Cormio decise di non raggiungerlo in Emilia? “Ricordo che già a dicembre Julio Velasco era stato contattato dalla più grande società italiana che era la Panini Modena”, ci ha confessato nei mesi scorsi Beppe Cormio. “Lui aveva scelto quella strada, io avevo scelto di non andare con lui e forse questo è stato un mio errore. Con Velasco andò lo jesino Paolo Giardinieri; io rimasi a Jesi a provare a fare il giornalista e a tirar su un’altra squadra che potesse tornare nella massima serie”. Ma aneddoti di quel Tre Valli Jesi resteranno per sempre nella memoria degli appassionati.
ANEDDOTI A JESI (1983): JULIO VELASCO E BEPPE CORMIO BINOMIO VINCENTE. E IL DEBUTTO IN ITALIA (SERIE A2) DI CATANIA…
“Di aneddoti di velaschiana memoria ce ne sono tantissimi”, ribadisce Beppe Cormio. “E’ successo di tutto in quegli anni con Velasco a Jesi. Dallo scordarci uno dei giocatori più importanti a Jesi, partendo per Roma, lasciandolo a casa e trovarcelo che rimontava il pullman sulla statale 16 all’altezza di Moie. Il tutto facendo segno con la mano ‘io sono qui in macchina’. Era Carlos Wagenpfeil, ce lo avevamo dimenticato a Jesi”. Altro aneddoto, che abbiamo deciso di riportare, è quello legato al Velasco in auto.
Ce lo ha confermato di recente, ancora una volta, lo stesso Cormio. “ Velasco riusciva ad esprimersi molto bene in campo, molto meno nel guidare la macchina. Ora per fortuna è migliorato alla guida. In quegli anni riuscì a demolire un’auto societaria, nella zona di Fabriano, mentre si stava recando a Roma da un suo conoscente. Oppure ricordo con piacere l’episodio vissuto con lui alla vigilia del mondiale Juniores in Francia. Dovevamo viaggiare e guidare per 14 ore di seguito; i patti erano chiari ovvero dovevamo darci il cambio. E invece Julio si svegliò in Francia, per me fu tutta una tirata”.
Ma ci sono tanti bei ricordi anche legati alla prima trasferta in campionato a Catania (Serie A2) nell’ottobre 1983. Jesi sconfisse per 3 a 0 una società scudettata. “Non dimentichiamolo”, così Cormio. “E’ forse uno degli episodi più belli. Arrivammo, dopo un lungo viaggio in pullman, fino a Roma e da Roma a Catania in aereo. Quando arrivammo in Sicilia, Catania stava vivendo un periodo molto complicato tra attentati e malavita mafiosa che stava facendo da padrona. Velasco, che era arrivato da meno di un mese in Italia, aveva il sogno di vistare l’Italia e anche la Sicilia. Arrivati lì, infatti, sapeva molto meglio di me quali erano i quartieri più belli della città, da poter visitare… Arrivammo alle 8 di sera, alle 9 mangiammo. E alle 10 Julio voleva uscire. A questo punto il portiere dell’albergo ci dice che non potevamo uscire.
Ci disse: questa è via Etnea, appena entrate nei vicoli di Catania vecchia rischiate la pelle di notte… Velasco non ne volle sapere e disse subito: io magari sto un anno in Italia e poi torno per sempre in Argentina. Voglio vedere tutto! Io personalmente lo accompagnai con fare un po’ sospetto, ci aggirammo in questi vicoli e alla fine fortunatamente filò tutto liscio. Ricordo che uscimmo senza soldi e senza orologio, ma era davvero un momento difficile lì. Nemmeno un mese dopo, esattamente davanti a quell’hotel che si chiamava hotel Etna in via etnea e di fronte aveva l’Upim, scoppiò una bomba che distrusse proprio l’Upim, con danni alle persone piuttosto importanti”.
Probabilmente un solo rimpianto: “Ci mancò lo sponsor altrimenti quella Jesi avrebbe potuto davvero vincere tutto”. Un’intervista appassionante, anzi una serie di interviste appassionate e appassionanti quelle con Beppe Cormio che, come sempre, abbiamo ringraziato e non smetteremo di ringraziare per la sua disponibilità e professionalità. Nella foto di anteprima foto Velasco Jesi (nostro archivio).
